VITA DI CONDOMINIO

Continuo le riflessioni che il cambio di casa mi suggerisce, in particolare riguardo l’abitare in condominio…

Tra i motivi che mi hanno spinto a lasciare la cascina semi-isolata, oltre a quelli più pratici legati alla manutenzione di una casa troppo grande, c’è stata anche la volontà di “tornare nel mondo”, avere dei vicini di casa, accompagnare mia figlia a scuola a piedi, incontrare facce, scambiare due chiacchere…

Certo, venendo da un percorso di co-housing ( purtroppo non andato a buon fine), dove i vicini te li scegli “elettivamente” e dove la parola condivisione è usata in maniera spontanea, dando per scontato che faccia rima con rispetto,  solidarietà e mutuo aiuto, ho dovuto fare un’operazione di “resettaggio” tra ideali e realtà.

La palazzina in cui abito ora, dal punto di vista della costruzione – una “C” con giardinetto interno e appartamenti distribuiti a ballatoio – mi ricorda molto la mia esperienza milanese di casa di ringhiera al quartiere Isola, dove avevo già apprezzato le chiacchere sul ballatoio e l’entrare e uscire da una casa all’altra durante cene condivise o festicciole, … peccato però per quei cancelletti che chiudono gli accessi agli ultimi appartamenti, facendo diventare il ballatoio di fatto un balcone “privato”  (perchè mai poi un altro condomino dovrebbe andare a occupare lo spazio davanti a casa propria?).

Questa privatizzazione degli spazi comuni è ancora più evidente al piano terra, dove il vecchio “giardino condominiale” è ormai diffusamente reinterpretato in chiave giardino-privato, con tante belle recinzioni ulteriormente rimarcate da paraventi verdi “stile siepe”, un po’ come nelle villette a schiera (anche queste in origine nate su suolo comune se non addirittura pubblico, poi via via sempre più separate alla stregua di “villa singola-vorrei-ma-non-posso”, con stratagemmi planimetrici, muri e muretti, siepi e quant’altro).

E così per recuperare un paio di mutande cadute dal mio balcone ho dovuto aspettare che la vicina del piano di sotto trovasse il momento a lei più consono per riportarmele (due giorni…). Certo, col giardino condominiale sarebbe più difficile tenere un  paio di cani a testa, perdendosi l’esperienza di scatenare il coro canino appena si infila la chiave nella serratura del cancello di ingresso o mentre si evita di attraversare il giardino comune in diagonale per paura di portarsi in casa un ricordino. Divertente poi leggere sul regolamento di condominio ” Vigilare o far vigilare i propri bambini impedendo che questi rechino disturbo agli altri condomini o sporchino gli spazi comuni”…

Il problema ovviamente non sono i cani (anche se la mia gatta la pensa diversamente), e nemmeno i bambini, ma torniamo al discorso sui comportamenti corretti, senza i quali fare la casa giusta diventa più difficile, che si tratti di azioni che influiscono sullo spreco di suolo, acqua, energia, sulla raccolta differenziata dei rifiuti (ancora un concetto sconosciuto ai più) oppure sulla qualità della vita, domestica, condominiale o cittadina che sia.

Solo sulla base di comportamenti corretti è infatti possibile apprezzare e beneficiare dei vantaggi che una “coabitazione solidale” è in grado di offrire. Ma quali sono questi vantaggi?

  • spazi di servizio condivisi: ad esempio la lavanderia, un magazzino, un riparo per le biciclette, una sala per le feste, una biblioteca, una sala giochi per i bimbi…sono molti gli spazi che sempre più non ci possiamo permettere all’interno di un appartamento, ormai pensato solo come risposta minima al regolamento edilizio vigente
  • spazi verdi condivisi
  • mutuo aiuto: alla gestione della casa, dei figli, della famiglia
  • risparmio: attraverso la condivisione di attrezzature, mezzi, oggetti utilizzati solo una-tantum, ma anche attraverso acquisti di gruppo
  • sicurezza: facendo parte di una comunità a ciascuno sta a cuore il bene dell’altro
  • educazione al rispetto per l’ambiente e per la persona: senza i quali è impossibile vivere in comunità

Utopia? Non credo, in fondo è esattamente lo stile di vita delle cascine contadine dei nostri nonni, con solo un po’ più di consapevolezza nei riguardi dell’ambiente e delle tecnologie. La differenza vera sta nel fatto che ci si “sceglie” non per familiarità ma per affinità.

 

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Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.