“Di pelle ce n’è una sola e bisogna venderla cara…”
in realtà, dal punto di vista del “comfort” di pelle ne abbiamo tre: la nostra “cara”, i nostri vestiti e la nostra casa.
Proprio così: la nostra casa è la nostra terza pelle, che ci avvolge, ci protegge, ci fa stare bene o male a seconda di come è fatta.
L’attenzione e la cura dovrebbero essere le medesime, che si tratti di pelle, abito o “nido”… e allora chiediamoci: mi ripara dalle intemperie? mi isola dal caldo e dal freddo? mi permette di regolare la traspirazione? si adatta alle mie esigenze e mi fa stare bene?
(se avete appena comprato la maglietta sintetica tanto fashion vi sarò già antipatica, lo so…)
Vi invito allora a riflettere su: “cosa mi spalmo?”, “come mi copro?”, “dove vivo?”…nei prossimi post vedremo come è possibile intervenire sulla nostra terza pelle…alle altre pensateci voi!
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Rina Agostino
Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.
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La cosa interessante di questa metafora (pelle / edifici) e dell'approccio che traspare è che si pone al centro della questione l'efficacia della pelle (cosa lascia o non lascia passare) e non (come ahimè è tipico della maggioranza degli architetti) questioni riguardanti la forma/estetica … è quindi il carattere omeostatico / funzionale ad essere primario, non quello estetico … della serie, "W la sostanza" prima della forma … immagino quindi il tatuaggio non sia appassionata di tatuaggi 🙂
Bello spunto di riflessione! Se pensiamo a tutti gli edifici dove quotidianamente passiamo il nostro tempo, alle scuole dei bambini ecc. vengono i brividi!