RISPARMIO ENERGETICO + BIOEDILIZIA

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Sono sicura che dopo aver letto l’ultima pillola in molti si staranno dando da fare per programmare i lavori di efficientamento energetico della propria abitazione, iniziando a valutare tipo di intervento, materiali, prestazioni, costi ecc.

Per prima cosa, anzichè rivolgersi a un professionista esperto (mannaggia!), staranno navigando in rete, alla ricerca della ricetta miracolosa che metta insieme maggiori vantaggi e minori costi. A seconda del “posizionamento” nei motori di ricerca, le stesse parole chiave daranno risultati differenti, attribuendo ora all’uno, ora all’altro materiale, pregi e difetti. E dato che la parola chiave sempre presente è “economico”, si tenderà a leggere le pagine che metteranno in risalto questo aspetto, raccontando in maniera volutamente superficiale o ancorchè distorta le caratteristiche di “ecologicità” che comunque si cercano, almeno idealmente, e che si considerano soddisfatte dal termine “naturale” o “sostenibile”.

Io stessa ho voluto fare una prova, e digitando le chiavi di ricerca “risparmio energetico + bioedilizia”, con (relativa) meraviglia mi sono vista elencare una serie di pagine di aziende che producono isolanti o sistemi costruttivi in polistirolo, descrivendolo come la “frontiera” del green building. Il termine “bioedilizia” viene usato per sostenere che quest’ultima “non è solo legno, terra e paglia”!

Come ho già avuto modo di dimostrare, personalmente non sono una “talebana” della bioedilizia e sono convinta che fare un passo sia sempre meglio che non farne nessuno, quindi vedo comunque con favore un cappotto esterno in EPS a fronte di un significativo risparmio energetico, anche perchè sono convinta che porre la bioedilizia come condicio sine qua non rischi di ottenere l’effetto contrario dell’educare alla sostenibilità (vera) in armonia con la natura.

Però…leggere che il polistirolo è  costituito per il 95% d’aria e che la materia prima da cui si ricava (il petrolio) è “naturale”… mi fa sorridere, perchè è un modo per nascondere la verità senza dire bugie! Allo stesso modo viene ribadito che il polistirolo è “riciclabile“, il che è vero…ma riciclabile non significa anche “biodegradabile”, lo si può riciclare anche molte volte e traformarlo sempre in qualcos’altro, ma non sarà mai possibile “restituirlo alla terra” sotto forma della materia prima che lo ha generato (cosa evidentemente possibile con il legno, la paglia, la terra… ovviamente non trattate con prodotti tossici).

Uno degli approcci corretti con il quale è possibile valutare l’impatto ambientale “globale” di un materiale, è costituito dal Lyfe Cycle Assessment (LCA), cioè l’analisi dell’intero ciclo di vita di un materiale, “dalla culla alla tomba”, iniziando dalla materia prima, dalla terra, per concludersi nel momento in cui tutti i materiali con i quali è costruito un prodotto “ritornano” alla terra. Il ciclo di vita comprende l’estrazione, la lavorazione, il trasporto, l’uso e la manutenzione, lo smaltimento.

Ora, si potrà sostenere che il polistirolo usato come materiale da costruzione o come isolante permetta di evitare la formazione di CO2, per effetto del riscaldamento, in misura maggiore rispetto a quella prodotta durante la sua estrazione e lavorazione, o che il trasporto di un materiale così “leggero” abbia un impatto meno pesante sull’ambiente rispetto al trasporto di legname…rimane il fatto che:

  • il petrolio sarà pure “naturale” (come lo è, per altro, l’arsenico o il gas radon…), ma non è una materia prima rinnovabile, e il costo per la sua estrazione sta diventando sempre più svantaggioso rispetto al suo impiego;
  • il riciclo di questo materiale produce nuova CO2 e permette soltanto di spostare in avanti il momento in cui andrà inesorabilmente a inquinare la terra;
  • dal punto di vista “prestazionale”, è vero che ha un elevato potere isolante, ma se non è abbinato a un altro materiale con caratteristiche termo-igroscopiche, non sarà in grado di garantire livelli di comfort paragonabili a una muratura isolata con fibra di legno, canapa, lana di pecora..

Per concludere, mi sembra corretto affermare che la bioedilizia è sempre sinonimo di risparmio energetico (essendo questo, insieme al comfort e all’ecologicità dei materiali, una condizione basilare). Viceversa il risparmio energetico molto spesso non ha nulla a che fare con la bioedilizia, perchè pur consentendo di raggiungere elevate prestazioni in termini di isolamento e quindi di ridurre al minimo l’utilizzo di energia per il riscaldamento e il raffrescamento, di “bio” ha poco, o niente.


Se abiti anche tu in provincia di Varese, e desideri sperimentare i benefici e i vantaggi della bioedilizia,  lasciami un messaggio nella sezione “contatti”, sarò felice di aiutarti.


 

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