QUALE VERDE

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Tra lavoro e campagna elettorale è già un mese che non scrivo… ma proprio la campagna elettorale (amministrative a Sesto Calende), alla quale sto dando il mio modesto e discontinuo contributo, insieme ad articoli letti qua e là, mi ha dato l’occasione per riflettere, o forse “elucubrare”, su verde pubblico/privato, verde urbano, indici di costruzione, standard urbanistici.

Da un po’ di tempo c’è una grande attenzione da parte di addetti ai lavori e non, sul tema del verde, che spazia dal bosco verticale di Stefano Boeri, al concorso per ridisegnare le aiuole di piazza Duomo a Milano, pubblicizzato come “svolta verde, che rilancia l’eredità agricola e orticola milanese“, fino alle varie proposte di nascondere le brutture urbane rivestendo le pareti di edera e muschi vari, oltre a simpatiche e più o meno riciclate fioriere verticali da appendere in balcone.

Ora, guardo e riguardo i rendering, le sezioni e le prime immagini della realizzazione del progetto di “bosco verticale”, e non posso non chiedermi dove andranno a finire le radici di alberi di “media e grande dimensione” (a me hanno insegnato che le radici di un albero hanno identico sviluppo dei rami)… ma qui mi dicono che quello è “il miglior posto dove mettere radici” e io ci voglio credere…

A proposito di piantare alberi in piazza Duomo, ma soprattutto di creare orti nelle aiuole della piazza (!)…non sono riuscita a contenere una grassa risata prima ancora di spingermi in considerazioni architettoniche: è vero che qualche anno fa persino il grandissimo Renzo Piano aveva proposto la piantumazione di alberi in piazza Duomo…ma io continuo a chiedermi: why?? (me lo chiedo in inglese, che fa più scena…) Perchè distruggere aree verdi di quartiere per costruirci grattacieli, per poi piantare gli alberi in una piazza storica o in fioriere sui balconi?

Perchè non affrontare la questione in sede urbanistica, destinando ampie superfici alla realizzazione di  parchi, veri polmoni verdi (come apprezziamo nelle grandi città europee), viali alberati, e perchè no? anche nuove piazze progettate con il verde? Perchè non intervenire sugli standard urbanistici, evitando di conteggiare a verde pubblico le aiuole spartitraffico e pianificando maggiore superficie a verde, anche attraverso il recupero di aree industriali dismesse?

Continuare a considerare il verde come arredo, o peggio decoro urbano può avere sì una valenza estetica, ma non servirà ad invertire la rotta, direzionandola verso lo stop al consumo di territorio agricolo, il vero luogo adatto a coltivare l’insalata!

Da questo punto di vista, trovo molto più oneste le varie proposte di riciclo creativo per portare un po’ di verde e di colore sui balconi cittadini, o la realizzazione di orti urbani in città…ma per la loro funzione di aggregazione sociale, non certo per portare in tavola un bel piatto di idrocarburi! Molto meglio allora costruirsi una serra sul tetto, come in questo progetto, realizzata tra l’altro su un edificio eco sostenibile destinato a social housing. Magari architettonicamente si poteva fare meglio, ma aiuta a distinguere la sostanza dalla forma, la ricerca di una  possibile soluzione a un problema dal suo mascheramento.

Con questo non voglio dire che il verde non possa essere un “materiale da costruzione”, anzi! Ben vengano giardini pensili e pareti verdi…a patto di utilizzare la terra per isolare gli edifici, ridurre le dispersioni termiche, la vegetazione per ombreggiare…o anche solo per educare alla cura e alla bellezza della natura!

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