MUFFA. PERCHE’ SOCCHIUDERE LA FINESTRA NON BASTA

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Recentemente sono stata a fare un sopralluogo in casa di una “donna sull’orlo di una crisi di nervi” per la situazione interna al suo appartamento: umidità e muffa sono presenti in quasi tutti gli ambienti. La situazione è così poco confortevole che la proprietaria sta pensando di vendere l’appartamento, consapevole di dover “nascondere” le problematiche al possibile acquirente.

Diversi operatori del settore hanno fatto la loro valutazione, imputando il problema, chi all’inesistente isolamento delle murature esterne e del pavimento soprastante i box interrati, chi alla scarsa ventilazione, chi al non utilizzo della cappa di aspirazione in cucina…

Ognuno ha proposto una soluzione diversa: chi l’installazione di una stufa a pellets, che dovrebbe “asciugare l’aria e scaldare le pareti”, chi la sostituzione dell’impianto di riscaldamento a radiatori, con un pavimento radiante, chi l’isolamento interno delle pareti e del pavimento, chi di “sforacchiare” qua e là i muri tipo groviera, chi un impianto di ventilazione meccanica.

 Chi ha ragione? Un po’ tutti e un po’ nessuno…

Vediamo la situazione: l’abitazione è posta al piano terra sopra un box interrato, in una palazzina di tre piani, esposta con il lato lungo Est-Ovest, su giardino. Tre pareti confinano con l’esterno e una su scala condominiale, non riscaldata.

All’interno si nota subito l’abbondante condensa sui vetri (doppi vetri), la muffa attorno al profilo delle finestre, negli angoli dei soffitti, ma anche lungo alcune pareti, in particolare dietro gli armadi. Addirittura un mobile parzialmente in muratura “trasuda umidità” facendo marcire le parti in legno. Anche il pavimento in alcuni punti è bagnato.

Durante il primo sopralluogo emergono le prime considerazioni:

  • il costruttore è riuscito per un cavillo burocratico ad aggirare l’obbligo di rispettare la Legge 10
  • non è l’unico appartamento al piano terra, ma a quanto sembra, l’unico ad avere questo problema
  • nonostante la bella giornata di sole primaverile, quasi tutte le persiane sono chiuse…la signora assicura comunque di aerare regolarmente i locali durante il giorno
  • non è presente umidità da risalita
  • da qualche anno si cerca empiricamente di “tamponare” più che risolvere la situazione, con contropareti in cartongesso, parziali rivestimenti in sughero ecc.

Cerco di non farmi condizionare dalle varie opinioni e proposte precedenti e di ragionare oggettivamente sulla situazione:

  • in casa abitano 4 persone + due animali
  • la mattina nessuno è in casa, ma il pomeriggio sì
  • le pareti esterne sono fredde
  • in cucina non c’è cappa di aspirazione
  • viene utilizzato costantemente un deumidificatore

Inizio a considerare i possibili interventi, non tanto alternativi ma piuttosto “per gradi”, rivolti da un lato alla diminuzione dell’umidità interna, dall’altro al riscaldamento superficiale delle pareti e in ultimo all’intervento impiantistico e all’isolamento delle pareti. Perchè lascio l’isolamento delle pareti come ultima ipotesi? Perchè non essendo possibile un isolamento a cappotto (che coinvolgerebbe l’intero condominio), optare per un isolamento interno potrebbe causare addirittura più problemi in una situazione così marcatamente problematica, sicuramente dovrebbe andare di pari passo con l’installazione di un impianto di Ventilazione Meccanica Controllata.

Valuto quindi le caratteristiche di prodotti che contribuiscano a innalzare la temperatura superficiale delle pareti, come  l’intonaco termico e la pittura termica (a base sempre di materiali igroscopici naturali, come la terra cruda e il sughero), e perchè no? inizio a dare un’occhiata a impianti di riscaldamento alternativi, come il battiscopa radiante ( per il riscaldamento delle pareti) e di ventilazione meccanica (per la regolazione dell’umidità interna).

Al secondo incontro con la proprietaria, di nuovo noto che le persiane sono quasi tutte chiuse (è pieno pomeriggio…), cerco di affrontare ancora il tema “aerazione degli ambienti”, ma la signora un po’ spazientita mi ribadisce che “non è una casa sempre chiusa, anzi molto spesso le finestre sono aperte anche in inverno, tanto che spendiamo una follia in riscaldamento“… Cerco quindi di approfondire cautamente il modo in cui viene ricambiata l’aria in casa: non spalancando le finestre per pochi minuti e favorendo il riscontro d’aria, ma socchiudendo le finestre per ore, magari utilizzando la ribalta del serramento.

Ed ecco qui il “nodo” principale: socchiudere la finestra non fa che raffreddare la porzione di parete lambita dall’aria fredda (condizione che favorisce la formazione di condensa), senza tuttavia permettere all’aria umida e viziata interna di uscire e fare spazio all’ aria esterna, più secca.

Il modo migliore di aerare un ambiente è quello di spalancare le finestre (che senso avrebbero altrimenti i rapporti aeroilluminanti e il riscontro d’aria prescritti dai regolamenti edilizi e d’igiene?) per pochi minuti, in modo da ricambiare l’aria ma non raffreddare le superfici interne.

Se per abitudini, stile di vita, impossibilità oggettive non è possibile applicare questa regola fondamentale, allora meglio optare per un impianto VMC, del quale parlerò in maniera approfondita in un prossimo articolo.

Approfondirò anche gli altri interessanti spunti di riflessione che la situazione descritta propone, continuate quindi a seguirci, porre domande e perchè no? Suggerire soluzioni!

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11 Replies to “MUFFA. PERCHE’ SOCCHIUDERE LA FINESTRA NON BASTA”

  1. Ho avuto anche io per anni problemi di muffe diffuse in casa ed ho provato di tutto dai prodotti a base di cloro fino a dubbie sostanze che promettevano miracoli.
    Ormai però ho risolto, da quando ho conosciuto un prodotto veramente efficace e sicuro per la salute.
    Ora non so se qui posso citarlo, posso dirvi che è un antisale che, con un principio del tutto diverso dai soliti prodotti in commercio, risolve ala radice la condensa e l’umidità muraria e quindi annienta le muffe per sempre.
    Si chiama igrod** e lo trovate su tutti i motori cercando antisali innovativo. Spero di esservi stato di aiuto.

  2. Buongiorno
    mi sentirei di sconsigliare
    comunque l’argilla
    quando si è in presenza di forte umidità
    Walter

  3. Buongiorno
    Prenderei in considerazione un intonaco a calce idraulica naturale
    perchè lascia traspirare i muri
    io di solito uso questo termine ( la casa respira )
    – porosità importante della malta a calce
    – è sana
    – regola l’igrometria degli ambienti
    – riduce la formazione di microrganismi,acari,muffe
    – prodotto asettico ph basico
    – migliore abitabilità
    Per quanto riguarda il muro freddo,
    userei come finitura un tonachino naturale di calce e canapa
    aiuta anche nelle situazioni di ponte termico
    Comunque è importante anche l’imbiancatura,
    i prodotti tradizionali non aiutano ,
    in quanto vanno a formare una pellicola sul muro.
    Per quanto riguarda l’esterno
    se fosse possibile un termointonaco minerale naturale.
    Ottimo potere termoisolante e dalla ottima traspirabilità,
    favorisce la dissipazione delle condense.
    L’impatto ambientale usando prodotti
    naturali al 100%è praticamente nullo
    Walter

  4. Il diagramma di glazer l’hai fatto? Visto la situazione il problema potrebbe essere anche più grave di quello che sembra poiché la condensa interstiziale potrebbe contribuire pesantemente al raffreddamento delle pareti e l’applicazione di un freno o di una barriera al vapore potrebbe contribuire a risolvere il problema. Occorre anche valutare l’umidità esterne, poiché se si aprono le finestre nel caso di un ambiente particolarmente umido si potrebbe contribuire ad aumentare l’umidità interna. Fossi in te farei il diagramma di Glazer e se lo pubblichi qualcuno potrebbe suggerire qualche soluzione. Puoi trovare un valido aiuto nel sito della Pontarolo Endineering (http://www.calcolodellatrasmittanza.com/public/) che mette a disposizione un calcolatore per il diagramma di Glazer. Inserendo materiali nuovi, come dei freni al vapore, puoi verificare se ci possono essere dei miglioramenti o no. Questo dal mio punto di vista è fondamentale poiché anche impiantando delle pareti riscaldate potresti risolvere il problema interno, visibile, ma spenderesti comunque una cifra in riscaldamento perché l’umidità si ferma nello spessore della parete e ciò contribuisce ad abbassare in modo rilevante le capacità termiche di qualsiasi materiale. E’ chiaro che la coibentazione esterna sarebbe la soluzione, ma se è impossibile, non escluderei quella interna che è possibile se si analizza correttamente le componenti della stessa. Ci sarebbe altro da dire, ma queste considerazioni sono a mio parere le più importanti da fare prima di ogni altra soluzione. Ciao e a presto.

    1. Grazie Roberto, anche per il link molto utile. Il diagramma di Glaser è sicuramente la prima verifica da fare in questi casi.
      Continua a seguirci 🙂

  5. Buongiorno, la Ns. EcoThermo Paint, è una manna dal celo per le sue caratteristiche di anticondensa.
    Ovvero una vernice che contiene ceramiche cave che funzionano da membrana all’umidità, omogeneizzando la stessa su tutta la superficie verniciata, aumentando di molto gli scambi con l’ambiente.
    Oltre alla capacità igro-distributiva dovuta alle ceramiche cave, nella vernice sono contenuti minerali quali la Tormalina in grado di ionizzare l’ambiente e tenere “sotto controllo” gli stati fermentativi, oltre a sprigionare FIR Raggi infrarossi lontani.
    Inoltre la presenza di Muffa, sarà contrastata efficacemente dalla vernice, poichè contiene ioni argento AG+ in grado di rendere la superfice antibatterica.
    http://www.nanotechsurface.com/it/prodotti/eco-thermo-paint

  6. Bella l’analisi. Peccato le soluzioni comportino di nuovo un grande impatto ambientale. Quando l’analisi dei principi fisici che sono inizio della soluzione?

    1. Le soluzioni sono ancora in fase di valutazione, compreso il loro impatto ambientale (accennavo appunto a una soluzione “per gradi”)…
      L’attenzione alle modalità di apertura delle finestre mi pare già un approccio di tipo “fisico”, anche se empirico!

  7. “Valuto quindi le caratteristiche di prodotti che contribuiscano a innalzare la temperatura superficiale delle pareti, come l’intonaco termico e la pittura termica (a base sempre di materiali igroscopici naturali, come la terra cruda e il sughero), e perchè no? inizio a dare un’occhiata a impianti di riscaldamento alternativi, come il battiscopa radiante ( per il riscaldamento delle pareti) e di ventilazione meccanica (per la regolazione dell’umidità interna).”
    La signora da quanto interpreto SBAGLIA l’utilizzo dell’abitazione. Non aerea ma raffredda per singolo ambiente e quindi fa condensare internamernte invece di ricambiare l’aria.
    L’intonaco termico dovrebbe essere studiato più che a battiscopa direttamente a parete magari con passo largo ed assolutamente naturale (meglio qualche cm di terra cruda). Un sistema ottimo per le ristrutturazioni è il concetto del sistema Pavadentro di NaturaliaBau:
    – rasante contro muro in argilla assorbente
    – Cappotto minimo in fibra legno
    – riscaldamento a parete
    – Intonaco di argilla

    Con tale modalità (sicuramente costosa ma non so quanto in confronto alla VMC da predisporre) si dovrebbe riuscire ad ottenere buoni risultati.
    Saluti Paolo

    1. “L’intonaco termico dovrebbe essere studiato più che a battiscopa direttamente a parete magari con passo largo ed assolutamente naturale (meglio qualche cm di terra cruda).”

      Forse non mi sono espressa bene, ma per intonaco termico non intendevo un sistema impiantistico!
      Certo che un sistema radiante a parete (isolata) può essere un’ottima soluzione, nel caso specifico rimane comunque il problema della ventilazione (tallone d’Achille della famiglia in questione).

  8. Complimenti, Rina! Sei sempre più concentrata, precisa ma ti stai anche creando uno stile personale, brava brava!

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