ECOBONUS, L’IMPIANTO GEOTERMICO

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Uscito dalla porta del bonus energetico 65%, e fortunatamente rientrato dalla finestra, l’impianto geotermico costituisce una valida alternativa all’utilizzo di energia sostenibile, in questo caso l’energia della terra. Questa tecnologia consiste infatti, in parole semplici,  nel trasferimento del calore “pescato” da una sorgente fredda (la terra, oppure l’acqua), a una sorgente calda (l’ambiente domestico). Per fare questo sono necessarie delle sonde geotermiche, che possono essere sia verticali che orizzontali, una pompa di calore e un bollitore di accumulo dell’acqua riscaldata. Oltre ovviamente a un impianto di emissione del calore, che in questo caso deve essere necessariamente a bassa temperatura (pannelli radianti a pavimento, parete o soffitto), a meno di non voler utilizzare l’impianto solo come integrazione al riscaldamento tradizionale, ma in questo caso forse il gioco non vale la candela. Così come non vale la pena dotare di questa tecnologia una casa non isolata termicamente, ma il discorso vale in generale per gli impianti a bassa temperatura (in questo caso però la spesa più consistente lo rende ancora meno vantaggioso).

Perchè costa di più? Perchè oltre ai normali componenti di un impianto di riscaldamento bisogna aggiungere la spesa per la perforazione del terreno e la posa delle sonde geotermiche (altro non sono che tubi in polietilene riempiti di acqua e antigelo, come fluido-termo-vettore), che fungono da scambiatori di calore . Nel caso di sonde verticali, è necessario perforare il terreno da un minimo di 20 m fino ad arrivare a 200 m  e più, in funzione del tipo di impianto, diciamo per un’abitazione unifamiliare in media 100 m. E’ possibile anche disporre le sonde in orizzontale, in questo caso la profondità media è di circa 2 m, ma è necessario disporre di maggior superficie (due-tre volte la superficie interna…insomma un bel giardino!), inoltre in questo caso il calore del terreno dipende molto anche dall’irraggiamento solare e quindi bisogna stare attenti alle zone d’ombra ed evitare piantumazioni. Diciamo che questa soluzione non garantisce la stabilità del tipo verticale, che utilizza invece la temperatura costante del terreno in profondità.

Perchè utilizzarlo anche se costa di più? Perchè presenta alcuni indiscutibili vantaggi: oltre ad essere inesauribile, il calore del terreno è costante e quindi il funzionamento della pompa di calore è garantito con qualunque condizione climatica esterna (la pompa che utilizza l’aria come fonte spesso si blocca se la temperatura esterna scende sotto i 7-8 °C, il che è frequente soprattutto nelle regioni del nord Italia). Questo rende la manutenzione pressochè nulla. Inoltre il raffrescamento estivo è di tipo “passivo”, in quanto il calore estratto dall’ambiente viene raffreddato nel terreno, senza l’utilizzo del compressore. Questo comporta un minor dispendio di energia elettrica. Il massimo risparmio si ottiene abbinandolo a un impianto fotovoltaico per il funzionamento della pompa di calore.

Va detto che nessun sistema impiantistico è migliore  o peggiore di un altro (dando per scontati il basso consumo energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili), ma ogni impianto deve essere attentamente valutato in funzione delle condizioni di partenza e dei risultati che si vogliono ottenere, e mai, mai improvvisato!

…e comunque, difficilmente in futuro sarà più conveniente che in questo momento (a meno che, e me lo auguro, gli incentivi fiscali saranno non solo prorogati, ma resi permanenti).

 

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