IL BISOGNO DI UNA NUOVA MISURA.

Beatrice Spirandelli

Beatrice Spirandelli

Architetto, progettista certificato Passivhaus, autrice di libri e articoli, relatrice a conferenze internazionali, docente di tipologia dei materiali e illuminotecnica presso lo IED di Milano

Gli interventi edilizi ed urbanistici soffrono di un serio bisogno di una nuova misura: il modus operandi che continuiamo ad adottare – complici il groviglio di norme in cui ci dobbiamo districare ogni giorno, la fame di lavoro tra i professionisti e le imprese e gli imperativi economici legati soltanto alla crescita del PIL –  continua a causare almeno il 40% delle emissioni globali di gas serra, al netto degli spostamenti indotti dalle scelte urbanistiche, oltre ad altri problemi ambientali di cui si parla ben poco che minano il futuro del nostro pianeta.

Ridimensionare significa tornare ad una “misura” nel concepire e nel realizzare i progetti ad ogni scala. Il termine misura non va inteso soltanto come l’utilizzo di un metro o un moderno distanziometro, ma è interpretabile in senso lato come la definizione di una nuova proporzione delle relazioni tra l’essere umano e ciò che lo circonda, e a livello universale come il cercare di stabilire una relazione tra l’interiorità dell’uomo ed il mondo, ovvero tra il suo essere finito e il principio di infinito a cui egli tende.

Ristabilire quella “misura” che i nostri colleghi avevano interiorizzato prima dell’avvento dell’energia “facile”, ovvero prima della rivoluzione industriale, può essere una delle risposte più sensate all’appello che 15.000 scienziati in tutto il mondo lanciano oggi, affermando che presto sarà troppo tardi per deviare dal percorso che stiamo seguendo e che porterà al fallimento del futuro del nostro pianeta.

Il tempo sta per scadere. I paesaggi urbani e rurali richiedono riconoscimento ed attenzione e soprattutto una riduzione dell’impronta ecologica.

L’ONU denuncia il fatto che nonostante sia stato dichiarato da lungo tempo che le emissioni di gas serra dovrebbero essere limitate a 24 Gt, o ad almeno 36, per rimanere al di sotto di un riscaldamento globale di 2 °C che comprometterà il futuro del nostro pianeta, esse continuano a rimanere a 52 Gt all’anno anche grazie alle scelte quotidiane di ognuno di noi. La politica resta a guardare e la situazione peggiora invece che migliorare:  la sinergia tra i diversi impatti comporta conseguenze ancora più nefaste, spesso sconosciute.

In nome dell’economia si continua a promuovere l’aumento della produzione di beni ignorando l’esaurimento delle risorse ed altri problemi a livello globale. In questo scenario si intravedono alcuni germogli di speranza : esempi virtuosi, sebbene piccoli e ai margini del mercato, di sviluppo legato a forme di economia circolare, cooperative sinergiche,  modelli di agricoltura che  riportano l’uomo al centro e piccoli sistemi economici in cui l’uso condiviso ha la precedenza sul possesso, la mutualizzazione sulla privatizzazione, la sobrietà sullo spreco.

C’è bisogno che questa aria nuova faccia il suo ingresso anche in edilizia, un attività dove l’adozione dei principi chiave della bioclimatica consente di ridurre drasticamente i consumi, come ci insegnano le case passive, l’uso del legno e degli isolanti naturali ormai non pone alcun vincolo tecnico e rende possibile la valorizzazione di scarti agricoli e delle economie locali, l’impiego di tecniche low tech che al contrario di quello che si possa pensare richiede innovazione per creare edifici intelligenti dotati di software energetici invece che pesanti hardware spesso troppo costosi ed energivori.

Tre professionisti francesi sostenitori e fautori della sostenibilità in architettura, Alain BornarelDominique Gauzin-Müller e Philippe Madec, hanno siglato un manifesto per la sobrietà felice in cui dichiarano che il mantenimento di soluzioni architettoniche urbane e lo stile di vita contemporaneo che impone determinati modi di vivere, lavorare, mangiare e muoversi sia incompatibile con il compito della nostra generazione di garantire il futuro del pianeta, che è diventato quello di contenere e sradicare gli squilibri globali.

Il manifesto esorta un uso più prudente delle risorse limitate della Terra e la conservazione della diversità biologica e culturale, che sono le strade maestre da perseguire nella lotta contro i cambiamenti climatici e per una transizione ecologica e creare una società felice ed eco-responsabile.

È possibile sottoscrivere e condividere il manifesto sul sito https://www.frugalite.org.

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