DECLUTTERING FELICE

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Il decluttering come pratica liberatoria.

L’ultima pillola ha suscitato parecchio interesse, ho ricevuto complimenti, commenti… e qualche disdetta di invito a cena ehehe… a parte gli scherzi, l’argomento “decluttering” mi spinge a dire molto altro.

In questa pillola voglio parlare non solo del “disordine” (clutter), che  quello , più o meno, lo affrontiamo tutti quotidianamente senza che questo influisca più di tanto sulla nostra vita, ma del “disturbo da accumulo“, di cui il disordine è solo un primo segnale, che in casi estremi assume le caratteristiche di una vera e propria patologia, chiamata “disposofobia” (dall’inglese “to dispose“, letteralmente tradotto in “paura di buttare”).

Non voglio farne un trattato di facile psicologia, ma dato che l’accumulo solitamente viene fatto in casa, e inevitabilmente interferisce con gli spazi e le funzioni che si svolgono tra le mura domestiche, l’argomento non mi sembra fuori luogo.

La disposofobia non si manifesta all’improvviso come un morbillo, spesso è un processo che si sviluppa attraverso anni, ma per esperienza indiretta posso dire che come il morbillo può essere molto contagiosa, tanto da imbrigliare i componenti di un’intera famiglia, anche inconsapevolmente.

Naturalmente, e per fortuna, non assume sempre livelli patologici, ma la propensione all’accumulo è invece molto diffusa, ed è figlia del consumismo, della ricerca spasmodica di una soddisfazione immediata, dell’attaccamento al passato, della procrastinazione, della pigrizia.

Ci sarebbe davvero da scrivere una tesi di psicologia… ma voliamo bassi, e concentriamoci solo sugli effetti prodotti sull’ambiente domestico, come l’ impossibilità di svolgere efficacemente le funzioni quotidiane:

  • scrivanie sempre ingombre di carte, libri, tazze, scatole vuote, posaceneri, alterano la concentrazione e la voglia di dedicarsi ad un compito;
  • piani di lavoro della cucina, completamente occupati da barattoli, bottiglie,  confezioni aperte, cesti e cestini, piccoli elettrodomestici (microoonde, piastre, spremiagrumi, apriscatole elettrici, macchina per il caffè, televisori!), impediscono di dedicarsi al “cucinare” con creatività e dedizione, finendo per spingere verso il piatto semi pronto;
  • tavoli, niente è più irresistibile di un piano di appoggio dove riversare tutto quello che esce dalle nostre tasche; e trovandolo ingombro, si finisce per mangiare col piatto in mano seduti sul…bracciolo del divano, per due terzi occupato dai “migliori amici dell’uomo”, o meglio dalle loro copertine pelose;
  • librerie, spesso per buona parte ospitanti non libri ma soprammobili, cornici, souvenir e bomboniere varie;
  • camere dei bambini/ragazzi, si inizia coi giocattoli e si finisce col farli diventare luoghi invalicabili, con vestiti e scarpe gettati ovunque;
  • camere da letto, spesso adibite a palestra, dove trovano posto cyclette e aggeggi vari per mantenersi in forma … usati come appoggia abiti;
  • bagno, il posto migliore dove riversare i principali oggetti consolatori: profumi, cosmetici, campioncini vari.

I più fortunati hanno box o ripostigli in cui riporre gli oggetti in esubero, fino al punto in cui li riescono a confinare entro questi spazi: presto l’auto viene lasciata in strada, gli oggetti nel ripostiglio diventano inaccessibili o addirittura si dimentica di possederli! Più spesso si tende ad aggiungere scaffali e armadi che possano contenerere tutto.

Qualcuno dirà: -ma saranno affari miei?- Certo che sì! Poi però quando mi chiami a casa tua per un problema di muffa e la tua casa non ha un centimetro di spazio libero perchè è diventata un immenso contenitore, non venirmi a dire che è colpa del costruttore, perchè a me il dubbio che tu riusciresti a ridurla così anche se fosse in classe A+, sinceramente viene!

Ok, ok, sono troppo cattiva, lo so…ma voglio portarti a riflettere sull’importanza che ha lo spazio libero all’interno di una casa (spazio che tra l’altro hai pagato fior di quattrini!). Prova a pensare a tutte le attività rigeneranti che potresti svolgere avendo più spazio: se te ne vengono in mente anche solo tre, oltre a “riempirlo con nuovi oggetti”…beh, non tutto è perduto! sei pronto per iniziare il tuo “decluttering felice“.

Nella prossima pillola vorrei parlare di spazio, energia e Feng Shui…fatti trovare con la casa sgombra!

Ti lascio con alcune domande che è buona abitudine porsi quando si sta per cedere all’irrefrenabile tentazione di portarsi a casa l’ennesimo oggetto inutile:

  • mi serve davvero?
  • quante volte lo userò?
  • ho già in casa un altro oggetto (funzionante) che assolve allo stesso compito?
  • prima di aprire la scatola, butterò (in differenziata) l’oggetto non più funzionante che vado a sostituire?
  • ho davvero necessità che la mela, o l’uovo sodo, siano tagliati in spicchi perfettamente uguali?!? 😉

arch. Rina Agostino

 

 

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3 Replies to “DECLUTTERING FELICE”

  1. Ma cosi’e’scorretto, sembri il grillo parlante e io, anzi mio marito pinocchio, dopo anni ero riuscita a seppellire la voce della mia coscienza che mi diceva: butta via, non farlielo comprare, tanto nn serve. Adesso arrivi e rimetti in discussione tutto ah ah ah chiaramente scherzo le tue pillole sono perfette e come sempre centrano il problema aspetto per il Feng Shui da domani discarica o cose in(utili)
    complimenti
    Lucia

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