CHE BEL FRESCOLINO!

Rina Agostino

Architetto, si occupa di Bioedilizia, Bioclimatica ed Efficientamento Energetico degli edifici. Esercita la libera professione principalmente in provincia di Varese e Novara.

Da qualche giorno la prima frase che sento dire da chiunque incontri o senta al telefono è: “che caldo! si muore, ma voi dormite la notte?”…

Io non solo mi faccio delle gran ronfate, ma anche di giorno spesso devo mettermi un golfino per via del frescolino che sento sulla pelle…

Com’è possibile? … forse ho il sangue di una lucertola, o forse, più probabile, è tutto merito dei 60 cm di muratura in pietra e mattoni della mia casa (che non è nemmeno orientata ad hoc).

Ma qual’è la caratteristica più importante di una muratura “pesante”?

Non tanto la capacità isolante (per quella sono sufficienti pochi cm di coibentazione), quanto la sua elevata inerzia termica (data dallo spessore e dalla massa), vale a dire la capacità di ritardare considerevolmente le variazioni di temperatura all’interno di un ambiente a seguito dell’innalzamento o dell’abbassamento della temperatura esterna.

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Questo ritardo o sfasamento fa sì che all'interno dell'ambiente la temperatura si mantenga più o meno costante; al contrario, quando le murature sono sottili o comunque "leggere", la variazione di temperatura interna è quasi immediata.

Tuttavia, proprio perchè non si tratta di isolamento ma di inerzia termica, in inverno “pago” lo scotto (e anche la bolletta del metano), perchè se è vero che la temperatura interna è abbastanza costante, e che la muratura “massiva” accumula calore per poi rilasciarlo nell’ambiente, è anche vero che affinchè la massa delle pareti si riscaldi occorre molto tempo, e non è possibile contare sull’apporto del calore solare esterno, ulteriormente ridotto dalla breve durata del giorno in inverno. (Un contributo notevole in inverno me lo  dà la stufa a legna, riuscendo a scaldare velocemente non solo l’aria, ma anche le pareti/superfici adiacenti).

In inverno, è quindi molto più rapido riscaldare una casa con pareti “leggere”, magari con un modesto isolamento (anche se una parte del calore viene disperso). E’ possibile quindi spegnere il riscaldamento durante la nostra assenza per riaccenderlo poco prima di rientrare in casa.

Questo per rispondere anche a chi mi chiama lamentandosi perchè la certificazione energetica della propria casa “vecchia” ha dato come risultato una classe G  🙁  Consolatevi! Se date un’occhiata alla classe riferita al raffrescamento…vi godrete la soddisfazione di una bella classe A+

E allora qual’è la soluzione migliore? La somma di entrambe! Massa (interna)+ isolamento (esterno). Attenzione non il contrario, altrimenti otterremmo solo il vantaggio-isolamento ma non quello di inerzia termica, penalizzando pesantemente il comfort abitativo…tutto chiaro?

Se abiti anche tu in provincia di Varese, e desideri sperimentare i benefici e i vantaggi della bioedilizia,  lasciami un messaggio nella sezione “contatti”, sarò felice di aiutarti.

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2 Replies to “CHE BEL FRESCOLINO!”

  1. Buonasera Architetto Agostino.
    Innanzitutto complimenti per i suoi articoli, chiari e comprensibili anche per noi profani. Sono fortemente interessata a questi argomenti, ritengo sia un dovere civile (oltre che un vantaggio per l’economia domestica) ridurre l’impatto ambientale del nostro stile di vita, modificando le nostre abitudini di consumo, non solo energetico.
    Dopo aver letto “Che bel frescolino”, che riassume anche la situazione di casa mia (ex cascinale, muri spessi in pietra e mattoni pieni, zona climatica E), mi sorge spontanea una domanda: quando è impossibile isolare esternamente, col “cappotto”, un edificio d’epoca o storico, sia per via dei vincoli architettonici e paesaggistici, sia urbanistici (terra/tetto non indipendente costruito proprio al limitare della strada comunale, già stretta di per sé, oltre al fatto che il maggior spessoramento creerebbe disallineamento con gli altri edifici contigui), come fare per diminuire la trasmittanza termica invernale e conseguire un buon risparmio energetico? Insomma, è davvero solo un’utopia trasformare un edificio in classe energetica F o G in uno di classe A?
    Grazie e buon lavoro. Virginia, dalla provincia di Torino

    1. Mi scuso per la tardiva risposta ma mi era proprio sfuggito questo commento, spero possa essere di aiuto a qualcun altro…
      Secondo me sì, la classe A con quelle condizioni di partenza è un’utopia 🙂 . Ma c’è sempre spazio per il miglioramento di qualunque situazione! Si possono rifare gli intonaci esterni con un termo intonaco, ad esempio; sostituire i serramenti; migliorare gli impianti. Eviterei un cappotto interno.
      Grazie a lei!

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